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La salvezza degli appassionati di motori endotermici? E-fuel e biocarburanti, cosa sono e come si ottengono

17 Agosto 2023

e-fuel green ampolla liquido verde

In questo periodo si sente spesso parlare di e-fuel e biocarburanti (o biofuel che dir si voglia) come possibile scappatoia per aggirare lo stop alla vendita delle auto a benzina a partire dal 2035. Senza entrare nel merito delle questioni politiche e dell’iter normativo in seno all’Unione Europea, vale la pena di capire meglio cosa sono, come si producono, i loro pregi e i loro difetti. Prima però è bene sgombrare subito il campo da un dubbio che affligge molti.

 

Dopo il 2035 le auto a benzina e a gasolio potranno ancora circolare?

Sì, le auto con motore a combustione (benzina o diesel) si potranno continuare ad utilizzare anche dopo il 2035. Quello di cui si parla per il 2035 non è uno stop alla circolazione delle auto esistenti. Da quell’anno, molto semplicemente, non se ne potranno più comprare di nuove, se non appunto alimentate da carburanti alternativi. Chi a quella data avrà già un’auto con motore a combustione non sarà quindi costretto a cambiarla, ma potrà continuare a guidarla. Il tutto – come peraltro già accade – fatte salve le eventuali limitazioni imposte dalle Amministrazioni locali nei centri delle grandi città.

 

Come si ottengono gli e-fuel?

I carburanti sintetici e-fuel non hanno origine fossile. Non si ottengono dunque dal petrolio come la benzina e il gasolio. Si producono invece in maniera industriale combinando chimicamente tra loro alcuni elementi, principalmente idrogeno e anidride carbonica. Semplificando un po’, la prima fase della produzione degli e-fuel consiste nell’elettrolisi dell’acqua (H20), ovvero separando idrogeno e ossigeno facendo passare corrente elettrica attraverso l’acqua. L’idrogeno così ottenuto viene quindi miscelato con anidride carbonica catturata dall’aria e alcune sostanze catalizzanti. Quello che si ottiene alla fine del processo è metanolo sintetico (CH3OH). Con la raffinazione questo viene poi trasformato in e-Benzina, e-Diesel, e-Gas o e-Kerosene, pronti per gli utilizzi specifici.

 

I difetti e il prezzo degli e-fuel

Per ottenere gli e-fuel occorrono tanta acqua (circa due litri per ottenerne uno di e-fuel) e molta energia. Per non usare acqua potabile il processo impiega quella di mare desalinizzata. Per la massima sostenibilità anche dal punto di vista energetico, l’energia elettrica impiegata proviene viene da fonti rinnovabili. Dal punto di vista delle emissioni di CO2 il bilancio si chiude in pareggio. L’anidride carbonica emessa a seguito della combustione era già nell’atmosfera. Inoltre secondo alcuni studi, i propulsori che utilizzano e-fuel emettono una minore quantità di ossidi di azoto e di particolato rispetto a quelli funzionanti con i carburanti convenzionali. Il procedimento descritto è però costoso. Il prezzo di vendita stimato oggi sarebbe superiore ai 20 euro al litro. Grazie alle economie di scala, nel tempo potrebbe avvicinarsi molto a quello dei combustibili tradizionali.

pompe rifornimento benzina e diesel distributore

I biocarburanti arrivano dagli scarti

I biocarburanti si ottengono per lo più dalle biomasse. In altre parole vuol dire da scarti di materia organica, di origine vegetale o animale. In pratica rifiuti organici urbani, dell’industria agroalimentare e forestale, come grassi, olii, e residui della coltivazione. I processi di produzione si basano sulla fermentazione delle biomasse, innescata tramite alcuni batteri, che porta all’ottenimento di bioetanolo.

 

L’esempio dei biodiesel

Il biodiesel si ricava invece da un processo chimico nel quale grassi di origine animale e olii vegetali vengono trattati con un reagente alcolico (metanolo o etanolo) e alcuni catalizzatori. L’alcol, reagendo con gli acidi grassi, produce biodiesel e glicerolo. Il biodiesel cosi ottenuto è grezzo e per ottenere il prodotto finale occorre una fase di raffinazione. I biocarburanti sono considerati carbon neutral perché una volta bruciati nei motori dei veicoli riemettono l’anidride carbonica già presente nelle biomasse e sottratta all’ambiente. Come per gli e-fuel, il bilancio si chiuderebbe quindi in parità, o quasi. Perché il processo sia sostenibile è importante partire da biomasse ottenute da sostanze non adatte alla produzione di alimenti. Altrimenti sarebbe uno spreco di risorse e non avrebbe alcun senso ecologico.

 

Il biodiesel è già sul mercato

L’HVO (Hydrotreated o Hydrogenated Vegetable Oil), ovvero olio vegetale idrotrattato (o idrogenato) è tra i biocombustibili più conosciuti: una volta raffinato permette di ottenere il biodiesel. Già oggi viene miscelato in una piccola percentuale nel gasolio ottenuto dal petrolio, ma può essere utilizzato anche da solo per alimentare il motore diesel delle autovetture più recenti. Eni lo vende già con il nome commerciale di HVOlution in alcune servizio italiane. Proprio la disponibilità è tra i principali vantaggi del biodiesel: si trova già alla pompa, può quindi essere utile fin da subito per contribuire al processo di decarbonizzazione. Inoltre gli impianti di produzione sono simili a quelli petroliferi, le raffinerie si possono convertire senza grossi investimenti.

 

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