
Dopo averlo snobbato per anni, gli automobilisti italiani scelgono sempre più spesso il cambio automatico. Mettiamolo sotto la lente, vedendo come è fatto e come funziona, nelle sue varie tipologie. Scopriremo così per quali auto è indicato e a chi conviene.
I dati di mercato parlano chiaro. Dopo essere rimasti per tanto tempo fedeli al cambio manuale, gli automobilisti italiani stanno convertendosi sempre più spesso al cambio automatico. Certo, a pilotare questa tendenza è il fatto che su certi modelli le Case impongano di fatto l’automatico, non dando scelta. Anche quando esiste un’alternativa, tuttavia, il numero di coloro che preferiscono smettere di armeggiare con frizione e leva del cambio è in crescita costante. Di fronte a questo aumento dell’interesse, facciamo dunque un’analisi delle trasmissioni automatiche. Vi aiuterà a capire meglio se fa al caso vostro quando sarà il momento comprare un’auto nuova.

Cosa è?
Per prassi gli automobilisti chiamano cambio automatico qualsiasi tipo di trasmissione che selezioni in maniera autonoma i rapporti e che lasci al guidatore solo il compito di decidere se muoversi in avanti o indietro. Attenzione, però, perché da un punto di vista tecnico questo risultato si può raggiungere in molti modi.
Le varie tipologie di cambio automatico
Esistono varie tipologie di trasmissione che sostituiscono il pilota nella selezione delle marce. Il classico cambio automatico è quello che sfrutta componenti quali convertitore di coppia, rotismi epicicloidali e attuatore. Poiché non vogliamo fare un trattato di ingegneria, diciamo solo che un tempo a governare il tutto era un complesso sistema con un calcolatore idraulico. Oggi l’elettronica ha invece semplificato un po’ le cose, affidando una centralina il compito di scegliere quali coppie di ingranaggi far lavorare istante per istante. Un altro genere di cambio automatico è quello a variazione continua CVT, che al posto degli ingranaggi usa pulegge con gole a passo variabile collegate da una cinghia per avere in pratica innumerevoli rapporti, questo sistema semplice e leggero è utilizzato anche dagli scooter. Lo stesso effetto viene ottenuto a volte con sofisticati congegni elettronici sulle auto elettrificate. L’elenco delle varianti continua con il cosiddetto cambio robotizzato, simile a un cambio manuale ma con la frizione (o le frizioni, nei cambi a doppia frizione) e la selezione delle marce gestiti da attuatori comandati da una centralina elettronica.
I comandi del cambio automatico
A seconda dei modelli di auto, per interagire con il cambio automatico il pilota ha a disposizione una leva, una manopola o una serie di pulsanti. Tanto le une quanto gli altri permettono di selezionare posizioni predefinite individuate da lettere, iniziali di parole inglesi. Ci sono dunque la P di parking per la sosta, la R di reverse per la retromarcia, la N di neutral per la folle e la D di drive per la marcia normale. Meno comune è invece la presenza della L di low, marce corte, che dà più brio in salita e maggior freno motore in discesa, e la S di sport, che alza il regime cui avvengono le cambiate per una guida sportiva. Sulle auto ibride o elettriche (queste ultime spesso di fatto monomarcia e prive di cambio) esiste poi spesso una posizione B, lettera sta per brake, freno. La modalità aumenta l’intensità della frenata rigenerativa per la ricarica delle batterie.

La funzione sequenziale
Il più delle volte i cambi automatici moderni e quelli robotizzati dispongono anche di una funzione sequenziale, che permette la selezione manuale delle marce, per una guida più coinvolgente e sportiva. In questo caso il pilota può cambiare agendo su apposite levette poste dietro le razze del volante o sul piantone dello sterzo, oppure muovendo avanti o indietro la leva sul tunnel centrale. Per passare al rapporto più lungo si interviene dove è presente il +, per scalare dove c’è il -.
A cosa serve
Risparmiando al guidatore la fatica fisica e mentale di dovere scegliere e inserire le marce, i cambi automatici hanno prima di tutto il compito di rendere la guida più comoda, semplice e rilassante. Con l’eliminazione del pedale della frizione il pilota può di fatto utilizzare un solo piede per azionare l’acceleratore e il freno. I vantaggi maggiori si hanno chiaramente in città e quando si alternano di continuo fermate e ripartenze. L’automazione di certe funzioni può aiutare però anche nella guida sportiva. Se un tempo i cambi automatici avevano un’impostazione solo turistica, oggi elettronica e meccanica avanzata hanno cambiato lo scenario. Centraline e attuatori vari possono rendere le cambiate fulminee ed eliminare il rischio di errori e impuntamenti.
Pregi e difetti
Con l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, non esistono di fatto tipologie di utenti per le quali in cambio automatico sia sconsigliato di principio. Un’utilitaria a cambio robotizzato risulta più pratica e facile da utilizzare nel traffico, mentre un grande SUV può rivelarsi più confortevole se dotato di trasmissione automatica. La scelta dell’automatico può infine esaltare le prestazioni e il piacere di guida delle auto più brillanti. Detto dei pro, vediamo i possibili contro. Gli automatici tradizionali possono comportare un aumento dei consumi, ma la differenza rispetto ai manuali è diventata nel tempo sempre minore e oggi è spesso davvero minima. Stesso discorso anche per la rapidità e la puntualità delle cambiate. Un tempo la selezione dei rapporti era lenta e spesso il pilota si ritrovava con una marcia diversa da quella desiderata, specie adottando una guida allegra. Adesso si ha invece spesso l’impressione che le centraline leggano nel pensiero, inserendo sempre la marcia giusta metro dopo metro. Certo, un cambio automatico fa salire di norma il prezzo, ma in molti casi il gioco può valere la candela.